Mi dispiace pure che sia molto indie farsi vedere in giro con una reflex al collo.
E se proprio vogliamo dirla tutta, mi fa pure un pò rabbia e fastidio che l'iphone faccia delle foto finte-lomo, finte-hdr, finte-non so che cosa.
Tutto ciò perchè credo che così si perda un pò "il senso" del gesto.
Dall'altro lato poi a volte penso sia fantastico che una cosa così bella come la fotografia sia ora alla portata di tutti grazie alla tecnologia. Il "problema" in tutto questo nuovo scenario bellissimo è che penso e vedo che per molti questo è diventato solo l'ennesimo modo egocentrico di farsi notare ed essere cool.
Una forma di egocentrismo egoistico. Non che l'operato altrui influenzi la mia visione delle cose - ovvio - è solo che mi dispiace ed è anche un pò vagamente noioso, in certi casi.
Un Artista che amo molto qualche tempo fa disse:"Stanno diventando tutti così egoisti. Se sei così concentrato esclusivamente su te stesso, come puoi dare qualcosa agli altri?". Siamo tutti così attenti alla nostra immagine, alla vetrina farlocca che ci offrono i social network, focalizzati sul dover distinguersi per forza dalla massa. Autoproclamandoci.
Trovo non ci sia cosa peggiore dell'autoproclamazione, o meglio dell'avere la presunzione di "dichiararsi qualcosa" al mondo esterno, piuttosto che condividere e confrontarsi, o fare le cose semplicemente per se stessi (che alla fine sarebbe la motivazione più importante, e principale).
Per me la fotografia è un pò come fermare il tempo. E la mia voglia di fotografare nasce dall'esigenza un pò malata di voler ricordare ogni cosa, combattere il flusso del tempo con la memoria, fissare momenti nella disperata paura di perderli per strada. Nasce dalla voglia e dal bisogno di lasciare dei segni, una sorta di traccia, tutto pur di non dimenticare IL percorso.
E' un pò una malattia quella di voler conservare ogni cosa.
Ma per me non significa non lasciare posto al nuovo. Proprio pochi giorni fa, a Venezia - la città più bella del mondo - un negozio (non ricordo nemmeno più quale), aveva una dicitura: "Le ore migliori sono quelle che verranno". Si ok, d'accordo.
Però scusatemi se intanto i meravigliosi sorrisi, i tramonti colorati, i dirupi mozzafiato e altre miliardi di figate le immortalo a modo mio.
Stanotte ho fatto un sogno. Stranamente, visto e considerato che sono più tipo da insonnia ed incubi allucinati, almeno da quando sono rientrata nel caos della capitale dopo dei fantastici viaggi estivi.
Era bellissimo per mille motivi, e mi ha un pò aperto gli occhi su tante cose che voglio fare. Perchè a volte si perde di vista "il senso", appunto.
Ad esempio ho deciso (già da un pò) che lavorerò con la fotografia per i locali e le feste solo ed esclusivamente se sono lavori da realizzare per gli amici e con gli amici, in allegria e nel cazzeggio più sconsiderato.
Lavorare per i locali ho capito che non fa molto per me. A meno che, ecco, non ci sia il clima di libertà e divertimento che credo sia necessario per rendere bene, immortalare appunto, l'atmosfera di una serata. Sennò che senso ha? Vuoi la plastica o la gente che beve balla e si diverte?
Nel momento in cui diventa una questione di: quantità di foto, persone che ti rompono le palle perchè devono uscire bene, stress e pressioni da consegna immediata senza un senso, persone che leccano il culo a tutti per poter lavorare, egocentrismo di altre che non si sentono abbastanza al centro dell'attenzione ed esigono più foto e tanto altro ancora io allora dico stop. Perchè una passione che diventa un lavoro è una figata, ma se si perde di vista tutto quanto allora non ha senso. Almeno per me è così, ed ovviamente a me di quello che fanno poi gli altri non mi interessa nulla.
Nemmeno di quello che dicono (frecciatina intensa e profonda a chi so ha detto cose non vere a riguardo di queste mie scelte).
Qualche giorno fa una persona che stimo molto mi ha detto:"Le tue foto sono troppo definite, quasi finte, a volte sembrano quelle di Erwin Olaf". Mi stavo per mettere a piangere per la bellezza dell'implicito complimento che in realtà, per il mio interlocutore, era una pura e semplice critica.
Pure il ritocco, il filtro o qualsiasi cosa aggiunta dopo lo scatto per me, nel profondo, ha un senso. Ovviamente non vale per tutte le foto, anzi per poche. Ma quando ti trovi di fronte a dei paesaggi che ti fanno perdere il respiro e la concentrazione per quanto sono ammalianti, ti affascina l'idea di non solo immortalarli, ma cercare di ricrearli pure per gli altri. Di ricostruirli. Perchè la bellezza va condivisa.
E certi luoghi vorrei mostrarli per come io li ho visti in quel momento. Perfetti, come scolpiti. Immutabili.
E' come se seguissi l'impossibile sogno di rendere in 3d delle immagini. Farci entrare dentro occhi altrui, sconosciuti. Mai passati da quelle parti.
A volte mi faccio prendere troppo la mano, altre rinuncio. Ho ancora così tante cose da imparare, ma la missione impossibile non la mollo.
Scrivo tutto ciò dopo giorni di conversazioni belle, profonde ed ispirate con un paio di personcine di valore. Ci tenevo a dire la mia, per il gusto di farlo, perchè mi piacciono i pipponi, per esigenza e per tanti altri motivi, senza polemiche nè presunzioni di alcun genere che non fanno parte di me e di ciò che sono.
Per una volta (la prima e l'ultima, probabilmente, a rileggermi ho già noia di me stessa) ho abbandonato il mio usuale sarcasmo per raccontare come vedo le cose.
Chiudendo il cerchio, infine, sarebbe bello confrontarsi su questi argomenti pure con le personcine carine che seguono questo blog: alcuni sono amici, altri invece dei perfetti sconosciuti, ed il fatto che, chiunque voi siate, abbiate dedicato minuti preziosi a queste pagine, a queste foto, e a queste righe, mi riempe di gioia come voi non saprete mai.
Ma tornando al mio amato minimalismo lessicale, vorrei solo dichiarare che è ufficialmente iniziata la stagione della nostalgia e sogno già di tornare in questo luogo meraviglioso con un intero kit di ottiche filtri e deformazioni varie insieme al mio compagno di fotografie.
Sante parole.
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